Tutto quello che non abbiamo voluto vedere di questi Europei di calcio, parola alla giornalista freelance femminista Marialaura Scatena
- valeriocamilla93
- 26 lug 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 29 lug 2025
In un’Europa che guarda sempre più con attenzione e rispetto al calcio femminile, l’Italia sembra ancora arrancare. Non tanto sul campo — dove le Azzurre hanno centrato un risultato storico — quanto fuori, nel racconto, nell’organizzazione, nella presenza dei media. A raccontarmelo, senza giri di parole, è Marialaura Scatena, 29 anni, giornalista freelance e tra le poche inviate in Svizzera a seguire gli Europei 2025. Con una passione incrollabile per il calcio e uno sguardo lucido, vivo e attento, mi ha raccontato le sue ultime settimane di vita tra entusiasmi, frustrazione e un’esigenza, che mi comunica limpidamente appena risponde al telefono: «sai che per certi versi non vedo l’ora di tornare a casa?’’
Come mai, sei stanca?
Ho vissuto questa situazione in maniera molto precaria. Stare qui è economicamente insostenibile e io ho potuto permettermelo grazie a un’amica che mi ha ospitato. È frustrante vedere che come giornalisti e giornaliste italiane siamo davvero poche. In pianta stabile c’è la RAI che ha seguito la Nazionale a partire dal ritiro. Per il resto solo io e poche altre persone, tre colleghe e colleghi, siamo state presenti dalle prime partite. Quasi tutte addirittura erano costrette a fare avanti e indietro dall’Italia…
Immagino conferenze stampa deserte…
Si esatto, a differenza di altre nazionali che invece sono seguitissime. Per la Spagna o l’Inghilterra c’erano venticinque o trenta giornalisti diversi tra radio, tv e giornali. Prima della partita contro le Azzurre, hanno diviso la conferenza stampa in due parti, una per la CT e una per una calciatrice ed è durata 40 minuti…Da noi invece, spesso sembrano ripetersi sempre le stesse domande...
In che senso?
In generale si parla poco degli aspetti tecnici del gioco. Dopo la partita col Belgio, ad esempio, ci ho provato a chiedere se ci sarebbero stati cambi tattici contro il Portogallo per sfruttare maggiormente la velocità di qualche calciatrice vista la squadra meno fisica in campo. Il ct, dal canto suo, è stato piuttosto evasivo, che si può anche capire se si tratta di “strategia”, ma non so, sarebbe stato bello parlare di più di calcio. Siamo lì per parlare di gioco, non solo per dirci quanto è bello il calcio femminile. Anche se lo penso, sia chiaro. Per me è bellissimo, mi occupo tutti i giorni delle implicazioni sociali e culturali, lavoro a questo mondo con un approccio femminista, ma spesso c’è davvero troppa retorica che poi si vede anche negli articoli che escono sui giornali.
Che altri problemi hai riscontrato?
Forse il fatto che la federazione sia un po’ restia ad affrontare temi definiti “delicati”, ma è un po’ un atteggiamento condiviso in italia. Ad esempio, ho provato a sapere di più sulla storia dei polsini con la scritta “Peace”, sulla nascita dell’idea, lodevole tra l’altro, di cui si è parlato poco, c’è anche chi non se ne è reso conto. Non è stato però possibile, è andato bene che fosse stato detto di passaggio in Rai o commentato in due parole in zona mista. Francamente è una cosa che non mi piace.
Rispetto all’Europeo precedente, quello in Inghilterra, è cambiato qualcosa?
Nel 2022 c’erano molte più persone che seguivano la Nazionale: c’era anche Sky ad esempio, che aveva i diritti TV, ma questa volta è arrivata solo dopo i gironi. In molti sono arrivati dopo i gironi, nel 2022 si era invece già lì, forse ci si aspettava un risultato diverso? Concretamente credo sia un bene che ci sia maggior copertura, che sia cresciuta andando avanti nel torneo, ma che non passi il messaggio che ci si merita un’attenzione giornalistica solo se si raggiungono dei risultati. Non bisogna eccellere per avere il minimo sindacale. Qualche giorno fa, sono andata a vedere un allenamento delle Azzurre e ci hanno messo in piccionaia, non si vedeva nulla ed eravamo due. Di numero, non per dire.
Se quello del 2022, per me era stato un europeo vissuto molto più sull'onda dell'entusiasmo molto più coinvolgente - anche se poi i risultati erano stati diametralmente opposti - questo è l’Europeo della dei piedi per terra, non per la squadra, sottolineo, che mi ha fatto provare delle emozioni che credevo perdute. Il campo non è coerente con ciò che si vede fuori spesso. Spesso non trovo riscontro, non trovo aderenza, tra le cose dette e quelle che effettivamente succedono da contorno.
Mentre i media italiani stanno snobbando un po’ l’evento, la Svizzera è stata in grado di organizzare un Europeo di successo…
La Svizzera ha fatto un gran lavoro. Se dal punto di vista organizzativo ce lo aspettavamo, dal punto di vista del calore e della partecipazione è stata una sorpresa. Magari a Ginevra si è sentito meno, ma a Berna, Zurigo, Basilea c’è stata un’atmosfera meravigliosa. I tifosi hanno partecipato numerosissimi e abbiamo assistito addirittura a delle fanwalk, delle celebrazioni durante le quali le strade si sono tinte di rosso…
I media svizzeri hanno dato il giusto risalto all’evento?
Per quanto riguarda i media credo che abbiano fatto un ottimo lavoro. Sono stati molto presenti. La tv in lingua italiana ha reso disponibile un interessante documentario che racconta la storia delle pioniere del calcio svizzero, ha una sezione tematica dedicata a Euro 2025 e ha trasmesso tutte le partite. La parte tedesca uguale, sta facendo molti approfondimenti. Oltre a seguire molto bene ciò che succede sui campi, i media nazionali stanno lavorando per creare un contorno.
A livello di biglietti venduti, questa edizione ha superato quella precedente e durante le nostre partite lo stadio era pieno e tutto a sostegno delle Azzurre. Chi sono le persone che hai incontrato sugli spalti e che tifavano Italia?
Tante sono persone che sono nate e cresciute in Svizzera da famiglie Italiane e che magari non parlano neanche la nostra lingua. Infatti faceva molto sorridere quando tentavano di cantare i cori insieme ai tifosi arrivati dall’Italia. Erano cori pieni di consonanti e un po’ francesizzati. Era bello vedere che tutti in un modo o nell’altro si erano vestiti di azzurro pur magari non possedendo la maglietta ufficiale delle Azzurre. Uno di loro ha preso la figurina di Boattin che stavo distribuendo al pubblico e se l’è appiccicata sul petto.
Arrivare tra le prime 4 d’Europa è un risultato storico, ma c’è un po’ la sensazione che sia arrivato per caso. Il movimento come dovrebbe sfruttare al meglio questo momento?
Quella che mi fai è una domanda molto difficile e posso risponderti raccontandoti quello che non dobbiamo fare: dopo il fortunato Mondiale del 2019, invece di cavalcare l’onda, ci siamo un po’ adagiati sugli allori. C’è stato anche il Covid, è vero, ma mentre altre nazioni hanno investito, anche sul fronte del racconto e dell’informazione, noi abbiamo fatto forse più retorica che azioni concrete. Anche se abbiamo migliorato le cose, eh, basti pensare al professionismo per dire una delle cose più evidenti. Ma c’è molto altro. Personalmente spero si capisca che c’è bisogno di rinnovamento: non possiamo sempre affidarci ai soliti discorsi. Lato campo dobbiamo investire sui talenti che abbiamo: nella mia testa immagino un’Italia campione con Caruso capitana insieme a Greggi, Dragoni, Cantore, Beccari, Severini. Dobbiamo anche essere brave a non far cadere nel nulla i progressi delle squadre giovanili che stanno avendo un periodo straordinario. Io non capisco perché in Italia, anche nel maschile, le squadre giovanili vanno sempre benissimo, ma poi non si sa cosa succede…



Commenti